Vegesplorazioni spaziali 
(da Marte)
Questo progetto è il secondo capitolo della ricerca iniziata con Flow(ers) on Mars e nasce da una visione precisa: un futuro in cui l’umanità sonda gli spazi più remoti dello spazio utilizzando le piante come "cavie addestrate" per rendere vivibili mondi inospitali. È la narrazione di un esperimento senza fine, dove la straordinaria intelligenza vegetale viene piegata a scopi egoistici ed espansionistici.
La visione: il potenziale vegetale immolato sull’altare della sopravvivenza umana In un futuro non troppo lontano riconosceremo il potenziale immenso delle piante, la loro forza ancestrale, sostenuta da scienziati come Stefano Mancuso ma sceglieremo di sacrificarle sull'altare della nostra sopravvivenza? 
Forse si. Eccomi allora a immaginare avamposti lontani dove radici adattate arricchiscono terreni alieni e producono ossigeno, mentre rover meccanici monitorano freddamente il loro sacrificio.
In questo scenario la fotografia smette di essere solo estetica e diventa consapevolezza critica. La mia sfida è catturare tutto questo attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica per svelare l’anima e la dignità calpestata del mondo vegetale. 
In questo studio metto la mia sensibilità istintiva al servizio della concretezza strategica della fotografia professionale per:
● esaltare la capacità di adattamento e la bellezza intrinseca delle piante, anche in condizioni avverse;
● stimolare una riflessione sulla responsabilità che ognuno di noi ha verso l’ecosistema;
● interrogarci sulle conseguenze delle nostre scelte, attraverso suggestioni fantascientifiche e analisi semiotica.
Le fotografie di questo progetto artistico vogliono trasmettere un senso di disillusione, ma anche di speranza. Comprendere e valorizzare l'unicità del mondo vegetale è il primo passo per trasformare il nostro desolante futuro in un universo spazio-temporale in cui valga la pena vivere.
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